BARABBA, IL LADRO LIBERATO ERA GESU’??? FORSSE SI.

BARABBA: RIBELLE O FIGURA MESSIANICA?

Premessa

Il tema di questo articolo prende in considerazione il personaggio di Barabba sotto una visione diversa da quella a cui siamo abituati. Protagonista, anch’egli, della passione di Cristo (anzi la sua liberazione fa si che Gesù venga crocifisso), Barabba si muove nel racconto evangelico solo in tale circoscritta situazione. Le Scritture ci lasciano intendere che fosse un brigante, uno zelota assassino di un soldato romano durante una sommossa. Ma chi era realmente? Da anni, qualsiasi forma scritta o visiva, che ci riporta a lui, lo presenta con tali caratteristiche. In ogni film su Gesù, per esempio, la sua figura si identifica nel patriota senza scrupoli, che cerca di far cadere il governo di Roma a Gerusalemme. Ora cercheremo di analizzare la figura di Barabba portando a conoscenza il lettore di un mistero complesso, inspiegabile e allo stesso tempo sconvolgente.

Immagine del personaggio

Come accennato nella premessa, l’immagine ufficiale del personaggio di Barabba è quella di un brigante, un anarchico che vuole rovesciare il potere romano che governa Gerusalemme. Egli fa parte, anzi è un capo, degli zeloti che agiscono con azioni di ribellione alla dominazione di Tiberio in Giudea. Almeno è questo quanto ci è stato tramandato dalla tradizione.

Nel racconto evangelico, la figura di Barabba si delinea in occasione di un tumulto scoppiato in cui viene ucciso qualcuno, un soldato romano probabilmente. Sappiamo anche che Barabba viene arrestato, con altri ribelli, proprio per quel tumulto. A questo punto molti studiosi delle Sacre Scritture si trovano di fronte ad un dubbio: fu lui a scatenare quella ribellione? Era uno zelota? Le domande nascono spontanee se si leggono attentamente i Vangeli e soprattutto le varie traduzioni eseguite su di essi nel corso degli anni. Infatti, il verso 16 del capitolo 27 del Vangelo secondo Matteo dice a riguardo di Barabba:

“il quale era stato messo in carcere in occasione di una sommossa scoppiata in città e di un omicidio

Se prendiamo in considerazione, invece, il vangelo di Marco (15, 7) troviamo l’espressione:

Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere, insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio“.

Se analizziamo queste due frasi notiamo che:

  • Matteo afferma che Barabba era stato arrestato “in occasione” di una sommossa e di un omicidio, non che Barabba fosse il ribelle che insorge e commette l’omicidio.
  • Marco dice che Barabba si trovava in carcere con dei ribelli che “avevano commesso un omicidio”. Si faccia molta attenzione: Marco usa il verbo al plurale “avevano commesso”, quindi si riferisce chiaramente ai ribelli come autori dell’omicidio, non a Barabba.

Sullo studio di tali frasi alcuni storici hanno affermato che Barabba, forse, non era nemmeno un ribelle e che si sia casualmente trovato sul luogo del delitto tra la folla agitata dal tumulto. Perché allora lo scoppio di quel disordine e dell’omicidio sono attribuiti a lui? Per molti la risposta è semplice. Alla base ci sarebbe un’errata traduzione dal testo originale. Se prendiamo in considerazione la traduzione del Nuovo Testamento in lingua corrente, troviamo che Barabba è colpevole sia dello scoppio della rivolta che dell’omicidio:

era in prigione perché aveva preso parte ad una sommossa ed aveva ucciso un uomo”.

Gli studiosi delle Scritture affermano che tale traduzione è sbagliata. Infatti secondo quanto dice il testo originale (scritto in greco) la fedele traduzione è quella che troviamo in Marco:

“si trovava in carcere, insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio“.

E in Matteo:

“il quale era stato messo in carcere in occasione di una sommossa scoppiata in città e di un omicidio“.

Come si può ben notare, ci si trova di fronte ad elementi fondamentali che fanno vacillare la classica idea di chi potesse realmente essere Barabba. Anche se ormai è stata confermata la figura del personaggio come combattente zelota. Ma il vero problema del tema non è questo. Analizziamo ciò che ci introduce all’enigma.

Il mistero del nome Barabba

La tradizione vuole che questo personaggio si chiamasse Barabba. Ovviamente si pensa che Barabba sia un nome proprio di persona, ma se riprendiamo le scritture sopraccennate troviamo:

“Un tale chiamato Barabba” (Marco 15, 7).

La parola “chiamato” ci dice che il personaggio non si chiamava, ma veniva chiamato Barabba. Inoltre i Vangeli affermano che fosse una persona conosciuta. Fino a questo punto siamo tutti d’accordo. Se analizziamo gli scritti nella lingua originale ci troviamo di fronte all’espressione greca “leghomenon Barabban” che si traduce come detto prima “chiamato Barabba”, il quale  mostra chiaramente che “Barabba” è un soprannome, un appellativo e non un nome proprio.

Il mistero nasce quando si traduce la parola Barabba, che è aramaica. Infatti, Barabba è l’italianizzazione di “Bar Abbà” che significa “figlio (Bar) del Padre (Abbà). ”Ovviamente la parola Abbà non indica un padre fisico ma spirituale, quindi Dio! Sappiamo anche che gli ebrei non osavano pronunciare il nome Yahwe (Dio) in quanto tabù, perché troppo sacro. I nomi frequenti per nominare Dio erano soprattutto Adonai, Eloah e Abbà appunto. Ora ci chiediamo: ma questo appellativo non apparteneva a Gesù? Inoltre “Bar Abbà” era un titolo messianico. Come è possibile allora che un uomo e per giunta assassino avesse lo stesso soprannome? E quale era il vero nome di Barabba?

Ecco i due esempi di Barabba cinematografici più famosi. Sopra Anthony Quinn  è il protagonista di Barabba di Richard Fleischer (1961). Sotto Stacy Keach è Barabba nel celeberrimo sceneggiato TV Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli (1977).

Gesù e Barabba: due figure a confronto

Abbiamo visto il significato della parola “Bar Abbà” e scoperto che era un appellativo messianico e non un semplice soprannome. Sappiamo che questo titolo spetta, secondo la tradizione, a Gesù. Sappiamo che Gesù stesso, stando ai vangeli, si è dichiarato il figlio di Dio, ovviamente usando l’espressione aramaica sopraccitata. Nel giardino del Getsemani Gesù si riferisce a Dio proprio con le parole: “Abbà…. Padre sia fatta non la mia, ma la tua volontà”. Fino a questo momento tutto si colloca nella storia che tutti conosciamo.

La cosa sconvolgente in cui ci imbattiamo ad un certo punto, è fornita dalle Scritture in cui gli storici affermano di avere trovato il vero nome del brigante Barabba: Gesù! E’ incredibile, ma a quanto pare questa tesi trova riscontro alla pagina 101 nel Novum Testamentum Graece et Latine con l’espressione originale greca Iesoun Barabban (Gesù Barabba). Quindi ci troviamo di fronte a un nome proprio con l’appellativo preso in questione. Sappiamo anche che il nome Jeoshua (Gesù) era un nome comunissimo nella Gerusalemme del periodo e che molti si chiamavano così. E Gesù di Nazareth? Secondo quanto detto prima questo appellativo spettava a Gesù, lo chiamavano così. Quindi ci troviamo davanti al confronto sconvolgente:

Barabba si chiamava Gesù e allo stesso tempo il Nazareno veniva definito Barabba!

E’ impossibile crederci, nemmeno gli storici che lo affermano ci “credono”, eppure è una tesi che ha il suo valore. Pensiamo infatti al Processo che il Sinedrio fa a Gesù. Il Sommo Sacerdote Caifa chiede chiaramente all’imputato “Sei tu il figlio di Dio?” (secondo la traduzione fatta nei secoli). Ovviamente, ricollegandoci a quanto detto prima sui termini per definire Dio, l’espressione aramaica sarà stata “sei tu Bar Abbà?” (figlio di Dio). Dunque, tutto coincide.

Nel processo di Pilato il prefetto di Giudea avrebbe quindi presentato al popolo due accusati: due Gesù contemporaneamente e tutti e due con lo stesso appellativo! Gesù di Nazareth, accusato di bestemmia dal Sinedrio perché si era proclamato Bar Abbà (figlio di Dio), e Gesù, un brigante sovversivo che chiamavano Bar Abbà. Tutti questi tasselli fin a poco tempo fa sconosciuti, emergono adesso quasi con prepotenza mettendo in discussione una consuetudine storica millenaria. Cosa nasconde realmente questa storia? Chi erano e cosa rappresentavano questi due personaggi che vengono messi a confronto? Nasce così un’altra importante questione che mette in contraddizione la Storia con il racconto evangelico, delineando una situazione diversa a cui siamo abituati.

Due messia per una nazione?
La contrapposizione tra storia e vangelo

Il presente capitolo è di rilevante importanza perché ci mette a conoscenza di una rilettura della vicenda storica qui discussa, che deve fare i conti con due elementi che si scontrano con la narrazione evangelica:

1. Una tradizione ebraica sull’avvento del Messia

Analizzando il primo punto si può pensare a quello a cui tutti siamo abituati: l’arrivo di un Messia che avrebbe liberato Israele. Naturalmente la tradizione, il racconto evangelico ci dipingono la liberazione del popolo eletto come qualcosa di spirituale (la liberazione dal peccato). Amore, fratellanza e perdono erano quindi le caratteristiche del Salvatore. Caratteristiche che troviamo ovviamente in Cristo e che lui stesso predicava. Ma c’è una tradizione tanto antica quanto importante che si affianca a questa. La tradizione esseno-zelota che molte volte è stata studiata e che, a quanto pare, era molto diffusa ai tempi del Nazareno. Secondo questa tradizione (che può riscontrarsi nell’attento esame dei manoscritti di Qumran, nel deserto del Mar Morto) gli ebrei attendevano due Messia:

  • il Messia di Israele (un capo politico che avrebbe guidato il popolo  lottando contro l’usurpatore),
  • il Messia di Aronne (un capo spirituale che avrebbe avuto le caratteristiche sopra elencate).

Secondo gli studiosi questa credenza religiosa era molto rispettata, anzi per molti è la vera concezione ebraica sull’arrivo del Messia. Dovremmo spiegare anche come questa tradizione avesse fondamento per una dichiarazione del genere, ma ci dilungheremmo troppo, lo faremo in seguito. L’importante adesso è prendere in considerazione i punti elencati in relazione all’argomento trattato. Quindi se realmente il popolo ebreo attendeva queste due figure, allora dobbiamo pensare che Gesù di Nazareth e Barabba siano stati rispettivamente il Messia di Aronne e il Messia di Israele? E perché viene condannato il sacerdote e non il capo politico, che lottava per liberare la Giudea dal giogo di Roma? La tradizione esseno-zelota è valida? Se sì perché il Vangelo non ne parla? Tutte queste domande nascono e si rafforzano se si prende in considerazione il secondo punto chiave di questa controversa vicenda.

“Due Messia per Israele?”. Questa immagine, tratta dallo sceneggiato Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli (1977), mostra Gesù e Barabba che discutono. Ovviamente le domande che nascono sono tante: Si incontrarono? Realmente rappresentavano il sacerdote (Gesù) e il guerriero (Barabba) della tradizione esseno-zelota sull’avvento del Messia?  Avevano entrambi lo stesso nome e lo stesso appellativo? Se tutto ciò è vero perché è stato tenuto nascosto?

2. Il processo romano e la scelta del prigioniero

A questo punto vediamo come il secondo elemento storico si scontra con il racconto evangelico. Le Scritture ci narrano che il Sinedrio, dopo aver sommariamente giudicato Gesù, lo conducono davanti al prefetto (non procuratore come si è sempre detto) Ponzio Pilato, per farlo nuovamente giudicare e condannare. La tradizione vuole che Pilato non veda colpa in Gesù e cerchi un modo per poterlo liberare. Da qui entra in scena Barabba e la classica scelta del prigioniero. Infatti i Vangeli dicono:

“Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta.”
(Matteo 27, 15-26; paralleli Marco 15, 2-15; Luca 23, 13-25 e Giovanni 19, 4-16).

Questo elemento riportato dai Vangeli non troverebbe alcun fondamento storico. Tanti infatti sono gli studiosi che affermano che i romani non avevano l’abitudine di applicare le amnistie in occasione delle festività dei popoli sottomessi, ma solo delle festività romane, né liberavano in Palestina i condannati per reati gravi di sedizione, dunque i condannati a morte. La figura di Pilato, per esempio, che in tale circostanza appare come un mite che malvolentieri condanna Gesù, è un immagine che così viene fornita dai Vangeli. A quanto pare la tradizione che abbiamo è errata.

La storia lo dipinge in maniera del tutto diversa. Pilato in realtà era un uomo sanguinario, corrotto, che si macchiò di orribili delitti. Nel Talmud vi sono parole di fuoco contro di lui. E lo storico Flavio Giuseppe, nei suoi scritti, lo mostra come realmente era. Dunque è impensabile che il prefetto romano abbia cercato questa via di fuga, aspettando che il popolo scegliesse. Non vogliamo aprire la diatriba su chi abbia la vera responsabilità della morte di Gesù (anche perché ultimamente se ne discute troppo), ma sappiamo che Gesù di Nazareth dava fastidio a Pilato (sui come e sui perché ne parleremo in altra sede, per adesso è necessario concentrarci su questo tema), al contrario di quanto dicono le Scritture. Eppure una scelta, a quanto pare, venne fatta. Ed è naturale porsi determinate domande.

Se al cospetto di Pilato c’erano due personaggi importanti per il popolo, perché viene liberato quello con più colpe? E perché viene attribuito a Gesù di Nazareth il reato di lesa maestà per essersi proclamato “Re dei Giudei”, quando invece sarebbe stato un titolo più idoneo a un combattente come Barabba? Se la tradizione esseno-zelota dei due Messia ha fondamento, perché uccidere il Messia sacerdote? Il Messia combattente non avrebbe forse rappresentato un pericolo più reale per Roma? Quesiti complicati a cui è difficile trovare una risposta.

“Chi volete libero?”. Questa scena tratta dal nuovo film La Passione di Cristo di Mel Gibson (2004), mostra il momento della scelta come raccontata dai Vangeli. Secondo la Storia non era usanza romana liberare prigionieri durante la Pasqua ebraica. Cosa accadde realmente? E se accadde quello che affermano le Scritture, chi è veramente l’enigmatico personaggio chiamato Barabba? Un classico brigante sovversivo o il Messia combattente della tradizione esseno-zelota?

Un’altra componente che ci fa pensare è la seguente: prima della scelta del popolo, Pilato chi interrogò con la domanda “Sei tu il Re dei Giudei?”. Tra i tanti studi fatti su tale argomento, infinite sono le tesi costruite. Vedremo infatti che quanto scritto prima  viene contraddetto da una parte, mentre dall’altra si fa avanti una tesi ancora più complessa e angosciante.

Chi morì sul Golgotha? La tesi-shock sulla sentenza finale

Prima di continuare il nostro cammino sul “mistero Barabba”, ci sentiamo in dovere di precisare che quanto verrà letto è una delle tante ipotesi che esistono su tale tema. Chi scrive l’articolo, pur avendo ricevuto i sacramenti cattolici, si distacca da molti dogmi. Ma è comunque un credente. Lontano, quindi, da quello che il lettore leggerà. Se è stata inserita questa “tesi-shock” è per portare il lettore a conoscenza di quanto si dice su questa controversa vicenda, senza però voler intaccare la fede di nessuno.

Ritornando all’argomento c’è uno studio dell’episodio preso in esame che da una parte appoggia quanto dice la tradizione sull’episodio della scelta dei prigionieri, dall’altra mostra la tradizione esseno-zelota valida. Inoltre, secondo alcuni, il termine “Cristo (unto del Signore)” non è un appellativo religioso, ma politico, che appartiene a Barabba e non a Gesù di Nazareth! Esaminiamo i punti cardine di quanto scaturito dallo studio del Novum Testamentum Graece et Latine secondo le teorie di innumerevoli studiosi:

  1. Gesù Barabba (il Nazareno) è il personaggio di cui sono riportati i detti nel Vangelo di Tomaso e in Pistis Sophia, dove il Salvatore viene chiamato solo “Gesù” e mai “Cristo” o “Gesù Cristo”.
  2. Il personaggio sobillatore di rivolte contro i Romani, che si era macchiato del reato di omicidio, non era Gesù Barabba, ma il personaggio soprannominato Cristo (il brigante?!).
  3. La celebre frase di Pilato: “Io non trovo nessuna colpa in quest’uomo” è stata realmente pronunciata da Pilato, ma non era riferita a Cristo, bensì a Gesù Barabba, che, per il carattere non violento della sua predicazione non veniva ritenuto pericoloso dalle autorità costituite.
  4. Gli Ebrei hanno effettivamente chiesto a gran voce la liberazione di Gesù Barabba al posto di quella di Cristo, perché, per il fatto di essere la guida spirituale degli Esseni, per i suoi modi non violenti e per la sua grande erudizione, Gesù Barabba veniva considerato dai sacerdoti ebrei, nonostante le differenze religiose, uomo degno di rispetto e non meritevole della morte.
  5. Ad essere liberato non è stato il personaggio “negativo”, ma quello “positivo”, cioè Gesù Barabba. Il personaggio soprannominato “Cristo” è stato effettivamente condannato a morte da Pilato per i reati di omicidio e sedizione ed è stato crocifisso sul Golgotha.

Ovviamente quanto letto deve essere preso “con le pinze”. Non abbiamo certezza. Nessuno ce l’ha, nemmeno gli studiosi che sono arrivati a tali affermazioni, anche perché il titulus sulla croce del condannato dice chiaramente Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, contraddicendo questa teoria.

Conclusioni

Siamo arrivati alla fine. E’ stato affrontato un tema molto complesso e senza una vera risposta. Restano quindi i dubbi. Oltre quanto detto “il problema su Barabba” continua. Secondo alcuni  c’è stato un solo Gesù Barabba che la tradizione ha voluto sdoppiare in due personaggi, in cui Gesù di Nazareth non solo era un profeta, ma anche un capo di una fazione armata (lo dimostrerebbe l’episodio del Getsemani in cui Pietro taglia l’orecchio di un servo del sommo sacerdote, con una spada).

Nella Queste du Graal Barabba viene visto nella figura del discepolo Taddeo che era stato uno zelota. Per altri ancora l’uomo crocifisso sarebbe il combattente e non il profeta. Ci troviamo di fronte ad uno degli enigmi più complicati della Storia, in cui le domande sono infinite: Veramente la tradizione esseno-zelota è il punto cardine sull’avvento del Messia? Ci furono due Gesù con ruoli diversi ma con lo stesso appellativo? Chi sapeva tutta questa faccenda e la tenuta nascosta? I Vangeli che conosciamo, sono stati redatti così appositamente per nascondere la realtà dei fatti? Non lo sappiamo. Ricostruire duemila anni di Storia è per alcuni versi impossibile, pur credendo che sul Golgotha sia morto il Gesù che tutti conosciamo. Le fonti su questo rebus sono quelle accennate nell’intero articolo, ma non abbiamo riscontro certo. Qual è la verità? Non lo scopriremo mai, ma non si può ignorare il fatto che le due parole Bar Abbà nascondono un significato forse più profondo e complicato di quello che voglia apparire.

Giovanni Santangelo


Considerazioni di Galarico

Il processo intentato a Gesù fu un processo politico, gestito da Pilato con l’avallo delle autorità collaborazioniste giudaiche, che, pur volendo un’indipendenza da Roma, non erano affatto convinte che sarebbero riuscite ad ottenerla in virtù del movimento nazareno; anzi, temevano che un’insurrezione capeggiata da questo movimento sarebbe stata sicuramente fallimentare e avrebbe scatenato una dura reazione romana, che avrebbe anche potuto portare alla morte della nazione giudaica.

Tuttavia questo movimento e il suo capo erano troppo popolari perché si potesse facilmente avere la meglio su di loro (basta vedere il successo ottenuto una settimana prima della pasqua, in cui il Cristo entra trionfante a Gerusalemme, pur seduto su un asinello in segno di pace). La cattura di Cristo fu resa possibile solo grazie a un tradimento, e nel Getsemani non vi fu spargimento di sangue soltanto perché il Cristo si consegnò spontaneamente, ottenendo in cambio che la vita degli altri apostoli restasse salva e nessuno venisse catturato (evidentemente nella speranza di poter essere successivamente liberato).

Al momento del processo Pilato e i capi ebrei collaborazionisti non erano affatto sicuri che sarebbero riusciti a farlo condannare. Temevano la reazione del popolo. Il processo infatti è durato un’intera mattinata, nel corso della quale le autorità hanno cercato di convincere il popolo che sarebbe stato meglio condannarlo alla croce.

Tra i vari tentativi, riportati nei vangeli, per dimostrare la giustezza o la necessità della condanna, due sono molto evidenti: la flagellazione e lo scambio dei prigionieri. Barabba era un politico rivoluzionario come il Cristo, ma apparteneva a un partito, quello zelota (o dei sicari), che praticava il terrorismo e che aveva meno seguito popolare rispetto a quello nazareno. A Pilato e ai capi giudei Barabba faceva meno paura del Cristo.

Durante il processo si riuscì però a dimostrare che per la causa d’Israele sarebbe stato meglio liberare Barabba piuttosto che il Cristo. Pilato non fece altro che accettare la proposta dei capi giudei. E il popolo lì presente (cioè la sua maggioranza) credette a questo inganno e contribuì anch’esso, indirettamente, a far condannare il proprio messia.

Noi dunque non sapremo mai perché i vangeli ci abbiano impedito di identificare il terrorista o zelota Barabba, che aveva ammazzato qualche romano sempre nella settimana di pasqua.

Persino gli altri due crocifissi ai lati di Gesù i vangeli li hanno definiti vergognosamente ladroni, briganti, ecc., salvo poi moralisticamente salvarne uno e condannare l’altro (riducendo così la questione politica dell’insurrezione a una questione etico-religiosa di fede nella divinità del Cristo).

Tendenzialmente però sappiamo che i redattori fecero di tutto per impedire una qualunque precisa identificazione di luoghi e persone che avevano avuto col Cristo un rapporto politico.

E’ probabile quindi che la scelta di liberare, al momento del processo, l’estremista Barabba, dipese dal fatto che il popolo era stato persuaso dai sacerdoti ch’egli avrebbe dato maggiore affidabilità antiromana (il popolo voleva l’insurrezione e i sacerdoti, per poterlo ingannare, dovettero tenere conto di questa istanza rivoluzionaria).

Naturalmente i sacerdoti sapevano che Gesù sarebbe stato un avversario più pericoloso per Roma, avendo un movimento più consistente e organizzato, ma sapevano anche che, cacciando i Romani, anche il loro destino sarebbe stato segnato, avendo il Cristo fatto loro capire chiaramente, già con la prima insurrezione della cacciata dei mercanti dal tempio (compiuta almeno tre anni prima, secondo Giovanni), che una gestione politica della fede religiosa sarebbe stata inammissibile in un paese che voleva realizzare non solo la liberazione nazionale ma anche la democrazia.

Insomma, poiché i vangeli non solo hanno dovuto spoliticizzare al massimo il Cristo, ma hanno voluto professare anche un aperto antisemitismo, sono stati costretti a dare dei giudei l’immagine più vergognosa possibile, quali responsabili di una incredibile scelta, che può essere tipica solo di un popolo che va giudicato maledetto, che non merita alcuna giustificazione, alcuna comprensione: al Cristo (giusto, figlio di dio, santo) hanno preferito un assassino come Barabba.

In questo modo i redattori evitano di farci capire che al Cristo politicamente democratico-rivoluzionario i giudei preferirono un altro leader politicamente estremista-avventuriero, nella convinzione d’aver fatto la scelta politicamente più giusta.

Infatti non è possibile ingannare il popolo se non si riesce a convincerlo che quello che sta per fare è per il proprio bene. Pilato non fu affatto una marionetta nelle mani dei capi-religiosi ma un co-responsabile, poiché è da escludere categoricamente ch’egli non sapesse quanto fosse più pericoloso Gesù rispetto a Barabba. D’altra parte la stessa idea di mettere i due in alternativa, fa capire eloquentemente quanto temesse che, condannando senza mezzi termini il Cristo, il popolo gli si rivoltasse contro immediatamente.

FONTE: http://www.homolaicus.com/nt/vangeli/barabba.htm

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