MIRACOLI IN ORBITA 4

Altri interrogativi dalla Russia su sconcertanti eventi spaziali.


Non molto tempo fa uno dei più noti ed obiettivi enti per il sondaggio dell’opinione pubblica ha chiesto ad alcune migliaia di corrispondenti di nominare il personaggio contemporaneo più famoso.

La stragrande maggioranza delle persone interpellate sulla faccia del pianeta – gente che non si conosceva – ha scelto Jurij Gagarin. E questo sia per l’impresa da lui compiuta che per il suo inimitabile carisma.

Quel giorno – il 12 Aprile 1961 – è stato un momento cruciale per la maggior parte degli abitanti della Terra. Tutti ci siamo resi conto dell’incertezza e dell’estrema precarietà dei confini e degli ambiti che ci circondano, siano essi di schieramento, di clan, nazionali, o statali, e abbiamo avuto la sensazione di far parte di un’unica comunità, di essere rappresentanti della Terra di fronte all’Eternità, di fonte all’Universo.

In quei giorni il giornalista Boris Agapov pubblicò un articolo su uno degli organi centrali in cui diceva che in futuro noi tutti avremmo dovuto ricordare quel giorno cosi come si era svolto… Avremmo dovuto ricordare gli immensi cortei, le canzoni, le esclamazioni gioiose, il film, i testi delle interviste, le discussioni degli scienziati, le deduzioni degli esperti. Grazie al cielo, nulla è andato perduto.

La vastità dell’influenza di Gagarin su di noi si è dimostrata tanto sorprendente e multiforme da destare stupore e meraviglia. E non è tutto. Di fatto ha apportato nuova linfa alla filosofia cosmica, elevando la vita spirituale dell’umanità ad un nuovo livello. Sia pur indirettamente, ha dato un impulso inaudito al pensiero scientifico e progettuale. Per quasi cinquant’anni la gente ha vissuto sotto l’influsso delle impressioni di quel giorno.

Naturalmente l’attività scientifica procede sia per soddisfare le esigenze della comunità terrestre che per la ricerca su quanto esula dalla sfera dell’ordinario.

Il cosmo ci avrebbe posto una quantità enorme di quesiti non solo dal punto di vista della fisica e dello studio della realtà, ma anche sul piano psicologico e spirituale. Anticipando il discorso sui filosofi-cosmisti dell’antichità (che troverete nella rubrica “Il Fenomeno” di questo numero di “UR”) voglio ricordare una loro dichiarazione: “Nell’uomo c’è tutto l’Universo, la sua coscienza contiene tutti i misteri della vita (anche quelli del cosmo)”.

La visione soprannaturale

Sotto le armi ero artigliere e mi ricordo che ci insegnavano a calcolare la distanza dagli oggetti in base alla loro comparsa nel campo visivo. Per esempio, la figura di una persona si riesce a distinguere chiaramente fino ad un chilometro di distanza. Ad una distanza maggiore la sagoma inizia a perdere definizione, a confondersi con lo sfondo. Chi aveva una vista veramente buona riusciva al massimo a distinguere una singola persona ad un chilometro e mezzo o due, non oltre.

Potete quindi immaginare la mia sorpresa quando ho letto che la vista degli uomini nello spazio aveva subito delle trasformazioni veramente magiche. Dall’altitudine di centinaia di chilometri riuscivano a distinguere singoli edifici, navi, automobili. E questa era una cosa talmente incredibile anche per tutti i terrestri che quando dallo spazio risuonò per la prima volta l’affermazione “Vedo due navi sul mare” il personale di turno del CUP disse all’astronauta di smetterla di scherzare.

Solo quando altri episodi del genere cominciarono ad accumularsi iniziò lo studio di questo fenomeno straordinario. Da allora gli scienziati elaborano ipotesi per capire quale sia il misterioso meccanismo che consente agli astronauti la visione a distanze lontanissime. Potrebbe dipendere dall’influenza delle radiazioni cosmiche sull’organismo umano, oppure dalle proprietà dell’atmosfera che, per così dire, formerebbe una sorta di lente di ingrandimento con l’evaporazione dell’umidità terrestre.

Sta di fatto che l’occhio umano è in grado di sfiorare le prestazioni dell’ottica più progredita senza l’ausilio di alcuno strumento.

Per esempio Vitalij Sevast’janov è riuscito a distinguere chiaramente la sua casetta a due piani (nella città di Soci) e ha addirittura agitato la mano per salutare i terrestri. E volando sulle montagne del Tibet l’astronauta americano Gordon Cooper è riuscito a distinguere non solo le case, ma anche una locomotiva che scorreva sui binari.

E c’è di più. Negli annali della nostra Accademia delle Scienze (presso l’Istituto di Astronautica) esistono delle carte geografiche del fondo dell’Oceano Pacifico, dell’Oceano Atlantico e di altri oceani e mari. L’acqua – quella stessa acqua attraverso la quale di norma riusciamo a guardare con difficoltà ad una distanza non superiore a 2-3 metri – dallo spazio orbitale sembra diventare a volte (!) completamente trasparente. Per la verità, è come se scomparisse del tutto lasciando vedere il fondo marino con tutti i suoi particolari.

Si possono vedere le montagne, i picchi, le fosse, le depressioni, le dorsali e le valli, proprio come si distinguerebbero in una giornata limpida da un aereo in volo a bassa quota in un normale panorama terrestre.

Quando questo fenomeno gli capitò per la prima volta mentre sorvolava l’isola di Giava, l’astronauta Jurij Glazkov esclamò: “L’oceano si è letteralmente spalancato! Sono visibili tutti i contorni del fondale e persino le grandi masse di vegetazione sottomarina…”.

In seguito quella stessa sconvolgente emozione fu sperimentata anche da Vladimir Kovalenok, Petr Klimuk, Aleksandr Ivancenkov e da altri che compilarono quelle stesse inimitabili carte geografiche che sorprendono tanto gli scienziati: gli astronauti avevano saputo sfruttare al massimo il dono divino che la natura aveva loro dispensato.

La voce dell’Universo

La raffinata conoscenza della psicologia umana dimostrata della scrittore di fantascienza S. Lem e dal regista A. Tarkovskij nel suo “Solaris” non può non sorprendere. Pur non essendo mai stati nello spazio sono riusciti a rappresentare l’incontro con un’intelligenza strana e sconosciuta, aliena all’uomo, come se fossero stati testimoni diretti di quegli eventi. Testimoni della realtà.

Quella era un’invenzione, un gioco dell’intelletto, ma anche i pionieri dello spazio sembrano essersi imbattuti negli stessi eventi soprannaturali, negli stessi enigmatici fenomeni. Mentre volavano da soli nello spazio improvvisamente hanno udito una voce (sia di persone note che sconosciute), strana musica, frammenti di dialoghi per loro incomprensibili. Altri (anche in gruppo) hanno visto comparire a bordo oggetti luminosi. E tutti ricorderanno lo stupore di uno degli astronauti americani che aveva notato tracce dell’attività di esseri extraterrestri sulla Luna.

In particolare, durante l’avvicinamento della navicella “Apollo” alla Luna, sugli schermi comparve quattro volte una specie di “pupazzo di neve” (che fu filmato). E lo starez che salvò gli astronauti nei guai vicino alla Luna fu in seguito riconosciuto da uno di loro come il noto taumaturgo russo Porfirij Ivanov.

Vladislav Volkov, morto tragicamente durante il suo secondo volo, fu il primo a udire improvvisamente il latrato della cagnetta Lajka a lui ben nota, inviata nello spazio in un volo senza ritorno. E nel casco sentì anche il pianto di un bambino e la dolce voce di una donna.

“Non so spiegarmelo, ma li ho sentiti!” fu l’appunto di Volkov sul suo taccuino. Jurij Gagarin invece udì una musica celeste.

E durante l’atterraggio si mise a cantare, solo che la canzone non era “Rodina slyshit…” come dichiarato ufficialmente, ma una canzone completamente diversa.
Per non parlare degli UFO che, specie i primi anni, hanno letteralmente seguito ogni passo dell’uomo mentre penetrava lo spazio oltrepassando i confini della Terra.

È un vero peccato che una totale, massiccia secretazione, abbia fatto scomparire queste testimonianze negli archivi e nelle cassette di sicurezza speciali. Dapprima ogni volta che si menzionavano gli UFO i portavoce ufficiali sgranavano tanto d’occhi come a dire “ma di che state parlando?”

Soltanto dopo che V. Ivanov – Generale del corpo d’armata capo delle forze spaziali russe – riferì di aver avvistato tre ordigni non identificati in volo su Baikonour, si aprì uno spiraglio e le informazioni sugli UFO cominciarono a filtrare.

Evgenij Chrunov, Jurij Mal’cev e altri hanno parlato degli UFO come di un fenomeno reale da studiare seriamente.

Scherzetti mistici

I mistici sostengono che chiunque sia stato nello spazio – specie nel caso di voli prolungati – al ritorno sulla Terra è una creatura completamente diversa. Dicono che l’involucro fisico esterno è lo stesso, ma il mondo spirituale è cambiato. “Chi si accosta ai misteri dell’universo non può non esserne trasformato”, asseriscono.

Nonostante l’apparente assurdità, in queste parole c’è del vero.

Gli psicologi che studiano gli astronauti valutano il fenomeno nelle sue vere, reali dimensioni.
L’essere umano si trova in una situazione anormale, vede la madre Terra dall’esterno, dallo spazio. È una situazione completamente diversa, anomala. Trascorre ore, giorni o settimane in un ambiente estraneo, a tu per tu con l’ignoto.
Ed ecco che l’impressione di quelle sensazioni straordinarie lo cambia un po’.

Ma questa è solo una parte della verità.
Il fatto è che gli astronauti – oltre ad affrontare situazioni prevedibili – spesso si imbattono anche nell’inatteso, nell’inspiegabile. A volte vivono addirittura momenti terrore.

Queste esperienze mettono a dura prova l’equilibrio psichico di un essere umano e sono simili a quelle “sentite” o “viste” dalle persone affascinate dai vari metodi per viaggiare nel mondo ultraterreno: l’autoipnosi, la meditazione, lo yoga, e le altre discipline spirituali orientali.
Per chiunque sia dotato di un minimo di ironia e di sano scetticismo questi racconti di viaggi in altri mondi e in altre epoche non sono altro che “frottole”.

Magari qualche zitella superesaltata ha letto troppi romanzi di fantascienza e si è convinta di aver compiuto un viaggio astrale calandosi nel corpo di una sacerdotessa preistorica o in quello della divinità femminile di qualche tribù.

Forse è così.
Ma sta di fatto che da allora gli scienziati si arrovellano sul motivo della comparsa di questi fenomeni e degli omini verdi nella coscienza umana, per non parlare dei racconti di incontri con creature extraterrestri sconosciute.

Donnette isteriche e omuncoli troppo introversi si autoinducono consapevolmente in uno stato di trance, una sorta di semi deliquio simile all’alterazione da stupefacenti in cui il mondo circostante si popola di mostri e chimere.
Questi esploratori del mondo interiore mettono in pericolo solo sé stessi.

Ma nel caso degli astronauti la cosa cambia: qualsiasi passo falso può causare una strage, una catastrofe.
Gli astronauti preferiscono non raccontare i fatti inspiegabili vissuti nello spazio perché temono l’espulsione per un inizio di schizofrenia. Solo molto tempo dopo, spesso per caso, qualcuno si lascia sfuggire un accenno all’episodio straordinario che gli è successo.
In particolare fu un collega dell’astronauta Sergej Krievskij che una volta fece un accenno del genere.

Il narratore aveva trascorso circa sei mesi sulla stazione orbitante Mir. E un giorno, analizzando il proprio stato, si meravigliò, anzi, addirittura si spaventò. Il fatto è che aveva scoperto di essere in grado di prevedere, di conoscere in anticipo, molti degli eventi che si sarebbero verificati sulla Terra, comprese le catastrofi naturali e i mutamenti politici. Vale a dire che riceveva un potente flusso di informazioni di varia natura dall’esterno (“dallo spazio?”).

La sua intuizione si era incredibilmente acuita. Era come se si fosse immedesimato nell’organismo della stazione e sentisse in anticipo quale blocco, settore, impianto “si sarebbe ammalato” nell’immediato futuro e che cosa era necessario riparare immediatamente, “ripulire”.

Anche se queste operazioni non rientravano nelle procedute previste, si sentiva obbligato ad eseguirle. E ogni volta doveva constatare la fondatezza della sua premonizione.

E questo è niente. Il bello venne quando cominciò a “uscire dal corpo e a visitare mondi sconosciuti”.
Durante uno di questi viaggi sentì di avere assunto l’aspetto di una specie di dinosauro. Poteva sentire e vedere in modo assolutamente reale il suo corpo, le zampe, le membrane fra le dita, le scaglie, gli artigli…

In seguito anche altri astronauti hanno parlato di queste trasformazioni. A un cerro punto durante i voli prolungati hanno iniziato a sentirsi come esotici animali preistorici. Avevano acquisito un’intuizione acuta e una perspicacia veramente animalesche…

Perché la letteratura seria e i resoconti pubblici non recano traccia di queste testimonianze?
I motivi sono molti. Non ultimo, credo, un famigerato servilismo gerarchico.

Si, perché gli astronauti, che guardano in faccia la morte senza tremare, hanno paura di infrangere le regole consolidate. Parlare apertamente di queste visioni può costare loro la carriera.

Quando un giornalista chiese al Vice Direttore dell’Istituto per lo studio dei problemi medico-biologici Valerij Poljakov (astronauta e ricercatore, nonché Eroe dell’Unione Sovietica e della Russia) se nello spazio avesse sofferto di incubi, avesse avuto strane visioni, o fosse stato catapultato in un altro spazio-tempo – riferendosi proprio a Sergej Krievskij – questi rispose con un curiosissimo, garbato, ma univoco rimprovero, che suona come il triste, famigerato “niente sesso”.

Sviò il discorso spiegando che, nonostante tutte le più severe precauzioni, alcuni individui nel settore potevano avere un equilibrio psichico instabile. E se ne assunse la responsabilità, dicendo che forse i medici non avevano intuito che alcuni dei giovani non erano stati completamente sinceri con loro.

Ma chi avrebbe iniziato a parlare apertamente col rischio di pregiudicarsi la possibilità di altri voli spaziali, o addirittura di perdere il lavoro, e con esso lo scopo di una vita intera?

È chiaro che gli astronauti cominciano ad aprirsi solo quando si sono lasciati tutto alle spalle. Ed è un vero peccato se qualcuno di loro non ha fatto in tempo a parlare in vita mantenendo il silenzio fino in fondo.

L’inattendibilità e l’incompletezza delle conoscenze sono sempre foriere di conseguenze imprevedibili.

La Terra è la culla dell’umanità. Ma – come disse all’inizio del secolo scorso il veggente cosmista russo E.S. Tsiolkovskij – non si può vivere sempre in una culla. Egli aveva predetto che, col tempo, l’umanità avrebbe popolato tutto lo spazio sconfinato. E che forse proprio allora gli uomini avrebbero subito una metamorfosi inaudita. In uno dei suoi studi aveva previsto che gli uomini si sarebbero trasformati in creature di pura energia irradiante.

Chissà che nell’Universo non esista già una civiltà superiore che ha raggiunto questo stato, che ha già subito una metamorfosi fisica e spirituale.

Se così fosse, l’umanità dovrebbe almeno prevedere la possibilità di un incontro con forme di vita diverse e superiori, dotate di facoltà di conoscenza dell’ambiente circostante e di mezzi di comunicazione differenti dai nostri.

In questo caso i numerosi episodi enigmatici che abbiamo descritto potrebbero trovare una spiegazione assolutamente concreta. E l’uomo non sarebbe impreparato.

Tratto da “Ural’skij rabocij” (Ekaterinburg), n. 67 dell’11 Aprile 2002 (Trad. di Cinzia Caiani)

fonte:http://www.edicolaweb.net/ufost20d.htm

 

 

 

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