Il mistero delle antiche piramidi europee

Un enigma archeologico che può  rivoluzionare la Storia
di Giancarlo Barbadoro

La vista aerea di una delle piramidi della Val Curone

C’è la convinzione che la civiltà più antica affacciata sul Mediterraneo sia stata quella Egizia. Ora le nuove piramidi scoperte sul suolo del continente europeo suggeriscono ipotesi archeologiche in merito ad un’altra civiltà progredita che avrebbe popolato il suolo europeo in epoche addirittura precedenti. Un’occasione affascinante per riconsiderare le nostre radici culturali.

Sul territorio dell’Europa stanno affiorando da un lontano passato grandi e misteriose strutture a forma di piramide che vengono scoperte occasionalmente ad opera di volenterosi ricercatori.

Il primo ritrovamento, che fece grande scalpore nell’ambiente archeologico, fu quello delle piramidi della Bosnia. Le piramidi sono gigantesche. A vederle sembrano vere e proprie colline ricoperte di ogni genere  di vegetazione.

La scoperta venne subito negata dal mondo accademico poiché contraddiceva i paradigmi storici ordinari. L’autore della scoperta fu tacciato di dilettantismo e accusato di voler trarre un profitto economico a danno dei creduloni del caso.

Tuttavia a seguito della scoperta delle piramidi della Bosnia ci furono altri importanti ritrovamenti di piramidi in tutto il territorio europeo. In Italia, ad esempio, ne sono state rinvenute in Lombardia, in Campania e in Friuli.

Il loro numero, la loro complessità architettonica ci mettono di fronte ad un caso archeologico importantissimo. Le strutture a forma piramidale che sono state rinvenute sembrano infatti contraddire l’accademismo della ricerca ufficiale rivelando la dimensione di una storia antica e dimenticata di tutto il continente.

In effetti la presenza di questi imponenti monumenti, che vengono fatti risalire ad un’epoca antecedente a quella della storia conosciuta, mette in discussione la storia dell’Europa così come viene proposta ordinariamente e riporta alla luce la presenza di un’antica ed evoluta civiltà che sembra essere esistita in epoche remote. Una civiltà tanto evoluta per conoscenze tecnologiche e organizzazione sociale che sembra non aver nulla da invidiare a quella dell’Antico Egitto.


Le grandi migrazioni europee del passato

La moderna paleontologia ci consente di ritenere che l’Europa di migliaia di anni fa sia stata teatro di vicende storiche dovute alla presenza di popolazioni giunte dall’Africa per colonizzare il continente europeo.

Per prime giunsero e si insediarono sul territorio grandi migrazioni di popolazioni di Neanderthaliani, intorno ai 250 –300.000 anni orsono. Abili costruttori, questi popoli avrebbero eretto fortezze e monumenti megalitici di vario genere.

Ad essi sarebbero seguite altre migrazioni di Cro-Magnon, la variante dell’Homo Sapiens Sapiens. Questi avrebbero fatto la loro comparsa in Africa circa cinquantamila anni fa per poi diffondersi, a partire da quarantamila anni orsono, oltre che sul continente africano anche in Asia ed in Europa.

Circa trentacinquemila anni fa le foreste del Nord Africa cominciarono a lasciare posto al deserto. Le popolazioni Cro-Magnon, che si erano stabilite in quell’area, e che in seguito sarebbero state identificate nelle attuali genti berbere, migrarono in massa verso l’Europa. Attraversarono quindi lo Stretto di Gibilterra raggiungendo il Sud della penisola iberica, nell’area corrispondente all’attuale Andalusia, dove diedero vita a nuovi insediamenti fondendosi con la cultura neanderthaliana che li aveva preceduti.

Nello stesso periodo altre genti pre-berbere giunsero fino alle coste liguri dell’Italia, dando vita alla comunità dei Liguri, spingendosi poi verso il Medio Oriente e i Balcani.

Risulta evidente che, nel corso dei millenni, tutte queste popolazioni hanno avuto il tempo necessario per realizzare una loro specifica civiltà sul continente europeo. Una civiltà che per mantenersi stabile nei millenni dovette organizzarsi e sviluppare le tecnologie necessarie per costruire città e monumenti di culto. Ad essa infatti vengono attribuiti tutti i grandi monumenti megalitici ancora esistenti e le grandi piramidi, ricavate modellando le elevazioni naturali, che oggi possiamo ancora ammirare.

Oggi sappiamo ben poco di questa antica cultura poiché l’Impero romano e il cristianesimo, sottomettendo e perseguitanto i Celti quale ultima eredità dell’antica tradizione europea, crearono un muro abbastanza invalicabile tra il passato della storia europea e il nostro presente.

Le piramidi ritrovate sino ad ora sul territorio europeo si presentano di varia forma e struttura. Le più contenute nella forma risultano costruite con l’accumulo di pietre lavorate. Altre, le più imponenti, sembrano ricavate dal modellamento artificiale del materiale roccioso e terroso di montagne e colline esistenti sul luogo della loro comparsa.

   La piramide di Sant’Agata dei Goti in Campania

Quest’ultima tecnologia architettonica non sembra essere peculiare del territorio europeo in quanto già nell’antica Cina allo stesso modo vennero realizzati monumenti simili. Abbiamo l’esempio dell’Imperatore She Huang Ti, della dinastia Ts’in, che ordinò di innalzare a Lin-t’ong, tra Hnan e Sin-gan, una grande piramide alta circa 300 metri. Per mantenerne segreta l’ubicazione furono piantati degli alberi su terrazzamenti costruiti sui suoi fianchi in modo tale da farla apparire come una collina naturale.

Nel 1912 due esploratori tedeschi scoprirono sette piramidi intorno all’antica città di Sian-Fu (l’odierna Xian). La piramide più grande era stata costruita fondamentalmente con terra ricoperta da pietrisco e oggi l’azione erosiva dell’acqua ha ridotto la piramide ad una collina naturale coperta da alberi e vegetazione, sulla quale, sebbene si distingua il profilo piramidale, non si scorge nessuna scalinata o altro segno architettonico.


Le piramidi dei Pelasgi, i “Popoli del mare”

La presenza di tipologie diverse delle strutture piramidali lascia supporre che il continente europeo abbia ospitato nel tempo la manifestazione di culture diverse e che sia stato teatro dell’evoluzione di eventi storici che hanno portato alle diverse manifestazioni architettoniche citate.

La differenza strutturale delle piramidi e la loro conseguente attribuzione cronologica si evidenzia in maniera inequivocabile.

Abbiamo strutture piramidali imponenti, da collocare in epoche molto antiche, forse 20-30 000 anni fa, come quelle della Bosnia e della Campania, attribuibili a popolazioni autoctone che disponevano di mezzi e tecnologia in grado di adattare le montagne ai disegni e ai progetti dei loro architetti.

Dall’altra, in epoche relativamente più recenti, abbiamo piramidi apparentemente meno spettacolari, come quelle di Barnenez in Bretagna e della Valle dell’Alcantara in Sicilia, costruite con materiali più facili da trasportare e da utilizzare.

Piramidi realizzate con tutta probabilità dai Pelasgi, il “popolo del mare”, che intorno al 4000 a.C. stava esplorando il continente europeo, navigando lungo i suoi fiumi e intorno alle sue coste.

Un popolo di formidabili navigatori che, secondo le tradizioni celtiche, intorno al 5000 a.C. fuggiva dalla devastazione delle sue terre situate nel bacino dell’attuale Mar Nero, migrando attraverso l’Europa sulle navi alla ricerca di nuovi luoghi in cui far sopravvivere la sua civiltà.

Proprio in quell’epoca le terre fertili del bacino del Mar Nero, che avevano ospitato una grande civiltà del passato, stavano per essere sommerse dal Mediterraneo che, dopo lo sciogliersi dei ghiacci dell’ultima glaciazione e per il conseguente innalzamento delle acque, stava tracimando come un vero e proprio diluvio biblico attraverso lo stretto del Bosforo.

Anche se il loro fu solamente un percorso esplorativo attraverso il continente europeo, i Pelasgi lasciarono dietro di sé insediamenti megalitici in tutta l’Europa.

Ad essi si possono attribuire non solamente le piramidi che si trovano in Sicilia, ma anche quelle rinvenute in Sardegna, sull’Isola di Tenerife nelle Canarie, quella di Barnenez in Bretagna, fino alle lontane Isole Mauritius nell’Oceano Pacifico.

Addirittura, ritenendoli abili navigatori e conoscitori di rotte planetarie, si potrebbe giungere ad attribuire loro anche le piramidi che sono comparse nelle culture precolombiane, ipotesi supportata dalle narrazioni dei Nativi che ricordano e tramandano l’arrivo di navi dall’occidente molto tempo prima dell’arrivo di Colombo.

Le piramidi della Bosnia e i loro segreti

Le piramidi della Bosnia portano invece a un’epoca precedente a quella dei Pelasgi. Un’epoca in cui il continente europeo ospitò una grande civiltà ancora più sconosciuta.

Nei pressi di Sarajevo, in Bosnia, vicino alla cittadina di Visoko troviamo una serie di piramidi di varia grandezza che per le loro ragguardevoli dimensioni e per la vegetazione che le ricopre si fondono con il panorama delle colline naturali esistenti in loco. Solo gli scavi effettuati sui siti hanno dimostrato la loro origine artificiale.

La scoperta di queste piramidi si deve a  Semir Osmanagich che si è impegnato in una personale indagine archeologica divenendo un appassionato sostenitore e divulgatore del suo lavoro.

La più grande delle piramidi di Visoko è conosciuta come la “collina Visoica”, alta 213 metri, sulla cui cima sorgeva un tempo la vecchia città di Visoki. Essa mostra inequivocabilmente la sua forma che è nettamente piramidale, caratterizzata da quattro lati pressoché identici. Semir Osmanagich ha dato a questa struttura il nome di “Piramide del Sole”.

In seguito, tramite fotografia aerea e satellitare, sono state rilevate nella zona altre alture a forma piramidale, Osmanagich le ha chiamate “Piramide della Luna”, “Piramide del Drago” e “Piramide dell’Amore”.

Nel 2006 Semir Osmanagich diede inizio ad una serie di scavi che hanno interessato tutto il sito delle piramidi. Il lavoro di indagine ha consentito di portare alla luce vari elementi che possono essere messi in relazione con le strutture architettoniche delle piramidi:

La doppia piramide di Barnenez in Bretagna, Francia

1) il ritrovamento di strutture piramidali costituite da blocchi di pietra e cemento lavorati in dimensioni regolari, che recano tracce dell’intonaco che si suppone possa essere stato la copertura originale della piramide;

2) la constatazione che il materiale, che alla semplice osservazione era ritenuto essere di cemento, dopo le analisi eseguite in laboratori specializzati ha dimostrato la sua effettiva natura.

All’università bosniaca di Zenica è stato identificato come cemento più performante di quello oggi conosciuto, con più durezza e minore permeabilità all’acqua.

Presso i laboratori del Politecnico di Torino, su richiesta della Ecospirituality Foundation sono stati eseguiti ulteriori esami sul materiale proveniente dalla struttura superiore della piramide del Sole. Queste analisi hanno confermato che il materiale è effettivamente cemento, quasi simile a quello usato dagli antichi romani.

La conferma dei due laboratori porta a stabilire che la struttura della piramide è inequivocabilmente di natura artificiale e non si tratta di una formazione naturale di sedimenti dovuti a fenomeni geologici. Ci si chiede come mai i detrattori della veridicità delle piramidi di Visoko non abbiano mai eseguito un esame di laboratorio così semplice;

3) la messa in luce di varie aree pavimentate presso le piramidi;

4) la scoperta di ingressi alle strutture costituiti da grandi pietre in forma di trilite;

5) la scoperta di una rete di tunnel sotterranei che si sviluppano, con varie diramazioni, sotto l’intera area delle piramidi;

6) il ritrovamento, all’interno dei tunnel, di vari manufatti, graffiti e scritte runiche. Un pezzo di legno qui ritrovato è stato datato, all’analisi del carbonio, 32 000 anni fa;

7) il ritrovamento di sfere di pietra, regolari e di grandi dimensioni, intorno alla zona delle piramidi. Oggetti già rinvenuti presso altre piramidi, come ad esempio quella di Monte D’Accoddi, in Sardegna e quella di Sant’Agata dei Goti in Campania.

Chi vuole nascondere la realtà delle piramidi europee?

È evidente che la presenza delle piramidi bosniache, come quelle di altri Paesi europei, può rivoluzionare la storia dell’Europa retrodatando le tappe storiche della civiltà europea.

Il caso delle piramidi bosniache ha provocato infatti numerose critiche da parte di vari ricercatori ufficiali che hanno affermato l’impossibilità dell’esistenza di piramidi nella zona bosniaca e   disconosciuto la validità dei reperti rinvenuti negli scavi.

Semir Osmanagich è stato accusato di causare, con i suoi scavi considerati approssimativi ed empirici, danni irreparabili ai reperti dell’antica città di Visoko dell’epoca medievale che sono presenti nel sito collinare. Come a dire che i reperti che Osmanagich porta alla luce con i suoi scavi sono i resti dell’antica città medievale e che non esiste nessuna piramide. Tuttavia occorre considerare che la vecchia città sembra essere geograficamente ben lontana dagli scavi in corso e non si capisce come possa esserne coinvolta.

A fronte della virulenza della contestazione ci si chiede quanto c’entri l’interesse archeologico, latitante per quanto riguarda una seria indagine ufficiale, o quanto invece incida il movente ideologico di chi teme un possibile ribaltamento della storia conosciuta.

Si può citare in merito un fatto curioso ed emblematico. Osmanagich affermò che gli scavi del 2006 coinvolsero una squadra internazionale di archeologi provenienti da Australia, Austria, Bosnia, Scozia e Slovenia. Inspiegabilmente molti degli archeologi da lui citati smentirono di aver partecipato agli scavi e negarono di aver mai visitato il sito.

Nel tentare di colmare il vuoto della ricerca ufficiale, Semir Osmanagich ha ipotizzato che tutte le piramidi siano state probabilmente costruite dagli antichi abitanti illirici dei Balcani, che si pensa abbiano vissuto nell’area tra il 12 000 e il 500 a.C., e che quindi le piramidi siano state costruite in quest’arco di tempo.

Osmanagich ha sviluppato ulteriori teorie in merito alle piramidi di Sarajevo. Afferma ad esempio che la grande piramide potrebbe risalire ad un’epoca precedente alla fine dell’ultima era glaciale e che sarebbe esistito un antico progetto planetario teso a edificare tali opere.

Confrontando la struttura delle piramidi egiziane e americane con quella della collina Visoica, Osmanagich è poi giunto ad una sua intuizione secondo la quale esse sarebbero state tutte quante costruite da un unico popolo. In merito afferma che quella bosniaca sarebbe stata la prima e quindi “la madre di tutte le piramidi”. Tale sua asserzione si basa sull’esistenza di una geometria sacra e sullo studio numerologico di messaggi lasciati nella Piramide del Sole per le future generazioni.

Osmanagich ha inoltre formulato un’ipotesi riguardo alla funzione delle piramidi rinvenute in Bosnia, soprattutto quella denominata la “Piramide del Sole”. Secondo lui la struttura piramidale dovrebbe assolvere ad una funzione catalizzatrice di energie positive per l’ambiente circostante producendo armonia nell’individuo e tra le persone.

In questa chiave interpretativa potremmo avanzare una spiegazione circa la presenza delle sfere in pietra che spesso vengono rinvenute nei pressi delle piramidi, e non solo di quelle bosniache. La presenza di queste sfere di pietra, in certi casi in numero impressionante, sembra essere infatti una costante che caratterizza i vari ritrovamenti delle piramidi.

Non sembrano essere oggetti naturali in quanto il loro interno si presenta realizzato a vari livelli di stratificazione, a buccia di cipolla, anche di materiale diverso tra loro. Questo fa pensare che siano oggetti artificiali realizzati per qualche scopo preciso.

Per  fare una ipotesi sulla loro origine e sul loro impiego, queste sfere potrebbero essere intese come degli “accumulatori energetici” che gli antichi costruttori ponevano accanto alle strutture piramidali come oggetti in grado di assorbire l’energia benefica prodotta dalla forma geometrica delle piramidi, per poi rilasciarla in altri luoghi dove si potesse, anche a distanza, usufruire dei suoi effetti.

Questa teoria trova un riscontro nel ritrovamento, da parte dell’équipe della Ecospirituality Foundation sul luogo di una delle piramidi europee, di singolari manufatti che erano stati posti sulla cima della struttura.

I manufatti si presentavano come contenitori di plastica riempiti di sfridi metallici e quindi sigillati e potevano ricordare una sorta di “accumulatori orgonici”, così come vengono definiti, ovvero accumulatori di energia vitale che sarebbe  presente in natura,  che molti ricercatori della eso-fisica ipotizzano e cercano ancora oggi di studiare.

Come le sfere di pietra, anch’essi potevano avere il compito di caricarsi di energia benefica prodotta dalla piramide. Seguendo la teoria dell’“Orgone” di Wilhelm Reich potremmo azzardare l’ipotesi che tali manufatti, una volta “caricati” di energia positiva assorbita dalla piramide brianzola, potevano essere utilizzati per qualche azione terapeutica o di culto da comunità locali, che in questo caso si rivelerebbero continuatrici di antiche tradizioni.


Distrutta un’antica piramide per costruire un’autostrada
In Francia una enorme piramide millenaria è stata interamente demolita per costruire un raccordo autostradale

La piramide di Saint-André, in Francia a nord-est della città di Nizza, può essere considerata una delle più grandi piramidi che siano state rinvenute sul continente europeo. Realizzata con la posa di pietre a secco, alta più di 50 metri e lunga circa 200, presenta una evidente similitudine con altre piramidi europee, come quella di Barnenez in Bretagna o quelle di Güímar sull’Isola di Tenerife nelle Canarie.

La sua costruzione potrebbe essere collocata intorno al 4000-3500 a.C., l’epoca a cui si fanno risalire anche le altre citate piramidi europee.

La stessa epoca in cui i Pelasgi, detti anche “popoli del mare”, si stabilivano in Europa abbandonando le loro terre fertili nel bacino dell’attuale Mar Nero invase progressivamente dalle acque del Mediterraneo.

La piramide di Saint-André costituisce una importante testimonianza storica della civiltà europea che ha dimorato sul continente prima della comparsa dell’Impero romano e del cristianesimo. Tuttavia, nonostante l’importanza e il valore inestimabile sul piano storico, alla fine degli anni ‘70, la piramide è stata completamente rasa al suolo per fare posto a un raccordo autostradale.

Rimangono a testimoniare la sua imponente dimensione solamente le fotografie eseguite da scrupolosi osservatori poco prima che venisse demolita. La presenza della piramide di Saint-André rimane anche citata, con ampia descrizione della sua struttura, da vari autori dell’800, come Christian Bouquet, e del ‘900, come Bonaventure Salvetti, Roger Cheneveau e Henri Broch.

fonte: http://www.shan-newspaper.com/web/megalitismo/28-il-mistero-delle-antiche-piramidi-europee.html

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