Il Peccato originale

Secondo alcune confessioni del Cristianesimo il peccato originale è il peccato che Adamo ed Eva, i progenitori dell’umanità nella tradizione biblica, avrebbero commesso contro Dio, così come descritto nella Genesi, cui seguì la caduta dell’uomo. Il peccato originale viene descritto come ciò che ha diviso l’uomo da Dio e che ha reso l’uomo mortale. Simbolicamente possiede vari significati a seconda delle interpretazioni che ne sono state date ma in generale rappresenta la disobbedienza dell’uomo verso Dio nel voler decidere da solo cosa è bene e cosa è male.

Il racconto nella Genesi

Il termine “peccato originale” non è presente nel testo biblico, né nell’Antico Testamento né nel Nuovo.
Il testo che tradizionalmente descriverebbe questo peccato è in Genesi 3. Questo capitolo appartiene alla Tradizione Jahwista del X° secolo a.C.
Il capitolo è diviso in quattro sequenze:

  • a. Genesi 3,1-7 il peccato,
  • b. Genesi 3,8-13 il processo,
  • c. Genesi 3,14-19 la condanna.
  • d. Genesi 3,20-24 disposizioni aggiuntive.

a. Genesi 3,1-7 il peccato

1 Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Jahweh Elohim aveva fatto e disse alla donna: “È vero che Elohim ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?”. 2 Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3 ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Elohim ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete””. 4 Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! 5 Anzi, Elohim sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Elohim, conoscendo il bene e il male”. 6 Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. 7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

L’autore sacro del X° sec. a.C. appartenente alla Tradizione Jahwista, si chiese: come mai l’uomo muore e come mai si comporta male con gli altri? Perché? Avendo a disposizione del materiale mitologico cananeo ed assiro che circolava li prese, li modificò e li usò per esprimere il proprio pensiero e darsi una risposta ai grandi perché. Il serpente era solo un animale, non il diavolo, poi molto dopo, la tradizione rabbinica lo identificherà con il diavolo, che anche la tradizione cristiana prese. Il racconto è simbolico, bisogna decifrarlo per capirlo, non lo si può leggere in maniera letterale. Non si può credere realmente ad un solo uomo ed ad una sola donna, perché la scienza ce lo proibisce, del resto cosa cambia o una coppia o tutta l’umanità, resta il fatto che tutti gli uomini hanno la tendenza verso il male. L’autore sacro si interroga sulla tendenza dell’uomo (umanità) al male e poi sul perché della morte. L’autore sacro per spiegare l’origine del male che è nell’uomo, cioè il pechè l’uomo vuole fare di testa sua, senza obbedire a Dio. L’autore sacro sa che ogni uomo è ribelle fin dalla nascita, tende ad essere autonomo, allora l’ebreo per dire che l’uomo ha questa tendenza lo dice servendosi di un racconto fiaba, che metaforicamente risponde a verità. L’uomo è tentato da se stesso ad essere autonomo a fare a meno di Dio, si vuole emancipare, questa tentazione è simboleggiata da un frutto, preso da un albero che guardacaso è della conoscenza del bene e del male, l’uomo vuole stabilire cosa sia il bene e cosa sia il male, non vuole sottostare a nessuno, ma l’inganno è che una volta che si sono stravolte le categorie dei velori, cade nel disordine, ecco che si scopre nudo, cioè debole, senza protezione, non si sente più al sicuro, non è libero, ma si sente vuoto dentro, senza più punti di riferimento, come Dio. Il serpente è solo un animale, non è il male e neanche il diavolo, ma simbolicamente è la parte bestiale, istintiva, l’animalità che c’è in ogni uomo, l’io egoistico, l’io carnale che vuole tutto senza dover chiedere a nessuno di ogni uomo, simbolicamente sarebbe la parte ribelle che c’è in ogni uomo, anti convenzionale, anticonformista, contro Dio. L’autore sacro ha voluto esprimerla così, come una parte che è diversa dall’uomo. L’autore sacro ha voluto dare la colpa ad un elemento esterno all’uomo, identificandolo con il serpente, perché è in continua lotta con se stesso, l’uomo combatte con se stesso, contro la propria cattiveria, la propria animalità, quando cede, cioè vince la propria animalità compie del male. Il serpente, nella religiosità dei Cananei, rappresentava il dio supremo, Baal, signore della fertilità. Allettati da questa tentazione, gli uomini mangiano questo frutto (la donna lo offre all’uomo: l’immagine della donna tentatrice è tipica di molte letterature sapienziali soprattutto nel mondo antico). Perché la donna? Perché era considerata una irresponsabile, facile da ingannare, di solito la donna causa sempre guai, quindi l’autore sacro la pone come diretta responsabile, perché debole. Spesso il “frutto proibito” viene rappresentato come una mela. Nel testo della Bibbia si parla di “frutto”, senza ulteriori specificazioni. In latino la mela viene chiamata malum, parola che ha anche lo stesso suono di quella che significa “male”. Per questo motivo nel medioevo sarebbe cominciato a rappresentarla come una mela. Questo racconto ha un sapore sapiensiale. L’autore sacro per esprimere lo stato della coscienza dopo il peccato si servì di una immagine, la nudità, anche noi dopo una esperienza molto forte diciamo che si è spezzato qualcosa dentro di noi, ora gli ebrei usarono l’immagine della vergogna provocata dalla nudità. L’ebreo non sapeva esprimere con termini filosofici, ma con termini pratici.
La tentazione di Eva era preso da un mito sumerico dal cilindro sumerico della tentazione di Eva

Risalente al periodo post accadico, intorno al 2200 avanti Cristo, questo reperto contiene tutti gli elementi fondamentali del racconto biblico. Proviene dalla Mesopotamia, ed è stato scoperto intorno al 1840. George Smith, uno studioso del museo, sostiene nella scena riportata nel cilindro si è relativa alla tentazione di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, raccontata nell’Antico Testamento.

Gli elementi sostanziali del racconto sono tutti riportati graficamente sul cilindro, infatti, sono presenti un uomo ed una donna posti ai lati dello stesso, dei serpenti e dal centro della scena un albero con dei frutti.La scena è resa ancora più simile al racconto biblico perché la figura maschile rappresentata era presentata con delle corde, simbolo sumerico della divinità.
Contrariamente a quello che verrebbe da pensare, il Sumeri non erano un popolo semitico, è tanto meno indoeuropeo. Già da 4000 a.C. è stato accertato che questo popolo viveva in Mesopotamia. A loro è attribuita l’invenzione della scrittura cuneiforme e come è stato mostrato, le loro credenze spirituali influenzarono tutte le successive religioni del vicino oriente (tra cui l’ebraismo).
Samuel Noah Kramer, archeologo, ha trascorso la maggior parte della propria vita a studiare nella letteratura, redigendo nel 1944 un libro sulla mitologia sumera.
In questo libro, Kramer si è soffermato sull’importanza che il Sumeri attribuivano alla mitologia, proprio come un precursore, egli affrontò tra i primi, non studio della letteratura sumera.
Secondo Kramer: ” i miti più significativi di una cultura sono solitamente riferiti alla cosmogonia, o mito della creazione. Le storie sagre si evolvono e si sviluppano, nel tentativo di spiegare l’origine dell’universo, la presenza e gli dei e l’esistenza dell’uomo.
La creazione dell’universo: la principale fonte sumera circa la creazione dell’universo e riportata nel poema sumerico intitolato “Gilgamesh, Enkidu, e il mondo sotterraneo”. Nel 1934, Kramer e cifrandone il contenuto, scoprì che otto parti della poesia, sette rinvenute a Nippur ed una ad Ur, erano già stati copiati e pubblicati. nonostante ciò la ricostruzione della narrazione sumerica era ancora molto difficile, soprattutto perché i frammenti delle tavolette non erano ancora state organizzate e pertanto rappresentavano una raccolta confusa. Nel 1936, kramer inviò alla Revue d’Assyriologie la prima di una numerosa serie di traduzioni intitolata “La discesa di Inanna agli inferi”. da questo momento, kramer riuscì a organizzare i vari frammenti nel loro giusto ordine naturale.
Il cilindro della tentazione conservato al British Museum di Londra,dimostra che la Genesi è un mito, raccontata come una storia.
..La storia della cacciata dal giardino di Eden, era già una leggenda sumera e venne descritta in questo reperto archeologico a grandi linee, ovviamente i nomi dei personaggi cambiano.
Ma cosa interessante è che questo documento è stato scritto nell’ anno 2200, cioè già esisteva 12 secoli prima che venisse scritta Genesi 3 che è della Tradizione Jahwista del X° sec. a.C.
Poi udirono Jahweh Elohim che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero da Jahweh Elohim, in mezzo agli alberi del giardino. 9 Ma Jahweh Elohim chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. 10 Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”. 11 Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”. 12 Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”. 13 Jahweh Elohim disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”.

Il paradiso è simbolo della comunione con Dio, ma con la rottura con Dio, ecco che come d’incanto quella comunione con Dio si interrompe, voluta dalla bramosia di indipendenza dell’uomo, l’uomo quando si crea una sua morale, ecco che succede uno stravolgimento interiore, simboleggiato dal racconto della perdita del paradiso terrestre, un luogo di delizie, che simboleggiava la comunione con Dio, espressa con questo mito.

c. Genesi 3,14-19 la condanna

14 Allora Jahweh Elohim disse al serpente: “Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. 15 Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”. 16 Alla donna disse: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà”. 17 All’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. 18 Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. 19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finchè tornerai alla terra, perchè da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!”.
Per l’autore sacro Dio condanna prima di tutto il serpente, spiegando il perché striscia sulla terra; la punizione della donna la tocca nella sua duplice qualità di madre e di moglie, l’autore sacro si spiega come mai la donna fonte della vita partorisce con dolore e perché è tenuta in un rapporto di inferiorità nei confronti del marito. Anche l’uomo che fatto di terra avrà la terra come una nemica con difficoltà trarrà alimento. Comunque né l’uomo né la donna vengono “maledetti” da Dio, che riserva parole di maledizione soltanto al serpente e alla terra (o al cosmo). La più aspra conseguenza del peccato è la morte: il peccato produce una rottura del rapporto con Dio, e la morte fisica sancisce definitivamente questa rottura, ecco che l’autore sacro si spiega il motivo per cui l’uomo muore, perché ha peccato. Si muore perché l’uomo ha peccato, ma se gli animali non hanno peccato, perché muoiono lo stesso? Nonostante tutto, Dio dà agli uomini un vestito: è già un gesto salvifico di Dio, che soccorre l’uomo ridandogli la sua amicizia.

d. Genesi 3,20-24 disposizioni aggiuntive

20 L‘uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi. 21 Jahweh Elohim fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì. 22 Jahweh Elohim disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!”. 23 Jahweh Elohim lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. 24 Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita.

Eva significa “vivente” quindi madre dei viventi. Con il peccato l’uomo sperimenta la morte fisica del corpo e questo è simboleggiato dal non cibarsi dell’albero della vita, che si ha solo quando si è in comunione con Dio, con la rottura di questa comunione con Dio, l’uomo sperimenta la morte fisica, simboleggiato dal non potersi cibare dall’albero della vita, che è dentro il paradiso terrestre ormai perduto con il peccato. Non è che Dio cacciò l’uomo, è solo un racconto semita per spiegare il motivo della morte fisica e della fatica umana, quante volte Gesù raccontava delle parabole per spiegare un concetto, era il modo semita per comunicare delle verità, loro non sapevano farlo alla nostra maniera, cioè concettuale, ma pratica, con esempi concreti. Niente di reale. L’autore sacro si serve di racconti fantastici per esprimere una verità teologica, non storica. Era nella mitologia cananea il serpente sull’albero della vita, protetto da due cherubini, che altro non erano che due draghi alati rampanti sull’albero da proteggere, simbolo della divinità Hasherah ed il serpente era simbolo di fecondità, cioè di Baal. Gli ebrei presero questo mito e lo rielaborarono dandogli un significato diverso, ma preso in prestito dai cananei loro vicini di casa.

cherubino

Il racconto del peccato della cacciata del paradiso non va preso alla lettera o come fatto storico, ma come mito cananeo spogliato e riadattato secondo il significato che voleva dare l’autore sacro. La Bibbia non è stata scritta da Dio, ma è una meditazione fatta da uomini su Dio, quindi con un bagaglio culturale molto diverso dal nostro e molto arretrato.

San Paolo, nei suoi scritti e in particolare Romani 5, ha presente il racconto della Genesi e ne sottolinea l’aspetto della solidarietà (nel male) che tutti gli esseri umani sperimentano. Questa categoria della solidarietà permette a Paolo di formulare l’annuncio evangelico: Gesù Cristo è il centro della storia, il male originato da Adamo è vinto da Cristo, è per chi è solidale con Cristo il male può essere vinto.

Il peccato originale nell’Ebraismo

La visione proposta dalla religione ebraica del peccato originale sarebbe priva della componente di ereditarietà della colpa che invece viene evidenziata nell’interpretazione cattolica e protestante.
Per l’ebraismo il peccato originale assumerebbe una duplice valenza: da una parte rappresenterebbe un errore, causa della caduta e mortalità umane e testimonianza della debolezza e della fallibilità dell’uomo, dall’altra rappresenterebbe il libero arbitrio dell’uomo, in grado di poter liberamente scegliere fra il bene (la volontà divina) o il male (la tentazione). Un Midrash del Libro del Pentateuco Bereshit, Genesi, indica metaforicamente il peccato di Adamo come un furto.
La Torah insegna che dopo il peccato originale bene e male furono mischiati l’uno con l’altro e che solo nell’era messianica con il Messia il male non sarà più; come conseguenza immediata del primo peccato venne slegata la connessione tra l’Albero della Vita e quello del frutto della conoscenza del bene e del male il cui archetipo e la cui origine in principio sono il vero ed il falso.
Nell’alleanza perpetua ed eterna tra Dio e gli Ebrei, stipulata sin da Avraham e mantenuta con i patriarchi ebrei successivi nonché con i capostipiti delle dodici tribù e per sempre anche nell’osservanza della Torah e delle sue leggi, ognuno secondo la natura della propria anima, gli Ebrei sono liberi dalla conseguenze del primo peccato, origine ed archetipo di tutti i peccati esistenti, accettando così definitivamente e sottomettendosi completamente alla volontà divina unitaria: con il patto tra gli Ebrei e Dio gli Ebrei non sono coinvolti nella radice del peccato e le sue conseguenze ed alcuni tra gli eletti del popolo d’Israele hanno il compito di correggerle spiritualmente in tutto il Mondo; l’osservanza della Torah permette infatti all’Ebreo di distinguere tra merito e peccato, tra puro ed impuro, tra santo e non santo.
Lo studio della Torah permette agli Ebrei di separare il bene dal male; lo stesso studio permette ancora metaforicamente di assaporare il frutto dell’albero della vita.
Con il dono della Torah sul monte Sinai tutto il mondo fu momentaneamente libero dal peccato originale sino a quando vi fu il peccato del vitello d’oro in cui alcuni Ebrei furono indirettamente coinvolti spinti da una mancanza di fiducia in Dio ed in Mosè che a loro sembrava stesse attardando a tornare dal monte Sinai dove stava ricevendo la parola divina; tra essi, colpevoli per non essere intervenuti al fine di evitarlo, ve ne furono anche influenzati nell’episodio del peccato suddetto dalla moltitudine di alcuni non ebrei, non solo egiziani, che vollero seguire gli Ebrei usciti dall’Egitto per i miracoli visti senza però una sincera fede in Dio e senza un legame stretto con Dio mancando così di aderire alla totalità dei sette precetti dei figli di Noah.
Secondo l’osservanza della Torah e dei precetti morali, etici e pratici iscritti nell’anima di ciascun ebreo, ascoltando e studiando la parola ed il comando divini nell’accettazione del giogo della Torah e del Regno celeste, vi è il tentativo di arrivare allo stato di rettifica che sancirà il completamento dell’era messianica.
I peccati possono poi essere cancellati attraverso la Teshuvah che, pentimento come ritorno spirituale a Dio che permette di aderire al Mondo futuro, l”Olam Ha-Ba, qui in vita in questo mondo, è il modo attraverso cui si torna ad essere mondi: la Teshuvah è uno tra i fondamenti divini presenti prima della Creazione, anteriori al Creato.

Aspetti del Tiqqun

Tiqqun ‘olam (in ebraico: םלוע ןוקית) è una frase in lingua ebraica che significa “riparare” o “perfezionare il mondo”. Nell’ebraismo il concetto di tiqqun ‘olam ha avuto origine nel periodo rabbinico iniziale, per ottenere nuovi significati nel medioevo nell’ambito della cabala e ulteriori connotazioni nell’ebraismo moderno. L’espressione “tiqqun ‘olam” è usata nella Mishnah nella frase mip’nei tiqqun ha-olam (“per il bene del tiqqun del mondo”), ad indicare che una pratica deve essere seguita non perché inclusa nella legge biblica ma perché aiuta ad evitare il caos sociale. Un esempio è contenuto in Gittin 4,2: « Precedentemente una persona convocava una Corte in un altro luogo e la cancellava. Rabban Gamliel l’anziano dispose nell’interesse pubblico [mip’nei tiqqun ha-olam] che non dovessero fare così. Precedentemente un uomo cambiava il proprio nome, e il nome della propria città, e Rabban Gamliel l’anziano dispose nell’interesse pubblico che dovesse scrivere «L’uomo tal-de-tali e tutti i nomi che ha», «la donna tal-de-tali ed ogni nome che ha». »(Gittin, 4,2.). La Qabbalah ebraica insegna che alcuni rabbini mistici del passato cercarono di rettificare il peccato di Adamo ed Eva risalendo alle origini spirituali del Gan Eden nell’esperienza mistica conosciuta come “l’ascesa (o paradossalmente discesa) al Pardes”; in ogni epoca grandi personalità spirituali ebraiche sono responsabili del tiqqun: per tiqqun si intende la rettificazione spirituale dell’origine dei guasti causati dall’uomo sin dal primo peccato di Adamo ed Eva, rettificazione spirituale che verrà completata con l’avvento dell’era messianica.
Il tiqqun iniziò con Avraham assieme alla propria sposa Sarah e poi continuato da Isacco e Rebecca. Anche Giacobbe rappresenta la rettificazione di Adamo. « Io prego, io supplico alla Tua presenza al fine di riparare il torto che Ti ho causato con i miei peccati… »

Il maestro e qabbalista Alexandre Safran scrive: « Desiderio dell’uomo è congiungere il mondo al Signore, rendere la Sua presenza reale quaggiù, unire la Terra ed il Cielo, realizzarne l’unità totale »( Alexandre Safran, La Kabbalà)
L’era messianica è sempre stata profetizzata come momento di armonia nella completa scomparsa di ogni peccato, di cattiverie, invidie, macchie spirituali, torti, danni, morte, istinto cattivo e cose che deturpano l’integrità della persona e del Creato; ecco allora che anche il mondo può risentire della conseguente mancanza di quanto dalla Torah venga riconosciuto bene e buono. I maestri insegnano che ogni sofferenza inflitta da Dio è seguita certamente da un vantaggio in modo che l’uomo si redima accorgendosi dei propri errori e sbagli e riconosca la priorità del bene e dell’abbondanza di quanto si ottenga sottomettendosi a Dio e riconoscendone il consiglio, le vie ed i dettami. Ogni mancanza nel mondo o nell’individuo è creata al fine di avere la consapevolezza dell’operosità tra gli esseri viventi in relazione al riconoscimento del Regno divino che tutto pervade, anche nei momenti di mancanza sebbene ciò avvenga secondo piani divini differenti in rapporto al Mondo Spirituale ed a quello materiale: questo è un ulteriore significato della varietà dei Nomi di Dio che è comunque riconosciuto Dio secondo la fede dell’uomo. « Ma il Santo e Benedetto è Vita, e la Sua Shekhinah è Vita… »( Sefer haZohar)
I testi tradizionali dei rabbini insegnano che senza la misericordia e la bontà il mondo non potrebbe sussistere: così è detto come Mosé dispensò i gradi di gentilezza con la Shekhinah e che per questo gli venne concessa la qualità di Chessed: misericordia, bontà, gentilezza ed anche grandezza; allo stesso modo, afferma sempre lo Zohar, i Chassidim, i pii, procedono attraverso i precetti, le Mitzvot, affinché il Signore si diletti nel mondo e lo favorisca dal lato della misericordia.
Il Rabbino Moshe Cordovero ammette che il tiqqun con la Shekhinah viene effettuato durante lo studio della Torah e la preghiera, cose grazie alle quali Essa non si ritirerà mai da sopra loro; dei piccoli che stanno studiando è scritto: « Sì, perché quando questi bambini studiano Torah, la Shekhinah arriva e dà loro forza e coraggio per studiare Torah. Se non fosse per l’assistenza del Santo e Benedetto i bambini non potrebbero tollerarlo »
Per tiqqun si intende quindi la rettificazione spirituale, anche intesa come apporto di abbondanza spirituale al mondo, accrescimento della prosperità con la rettificazione del peccato originale di Adamo ed Eva. Una delle rettificazioni principali avvenne con i quattro rabbini che ascesero al Pardes: anch’essi, ed in particolar modo Rabbi Akiva, ebbero uno stretto legame con la Shekhinah. È scritto che per giungere al Pardes si deve giungere prima alla rivelazione della Shekhinah e questo perché il tiqqun avvenga nel miglior modo possibile; è altrettanto insegnato che perché essa si manifesti bisogna prima entrare nel Pardes: i due sono quindi collegati indissolubilmente.
Come segno di eccedenza del rigore contrapposto alla misericordia, si vuole che la Shekhinah si sia ritirata fino al Settimo Cielo durante le generazioni che trasgredirono, sino a ritornare di cielo in cielo con Mosè che rinsaldò il legame tra Mondo Superiore e Mondo Inferiore; seppure in maniera differente e non così determinante ciò può succedere ancora ma, come afferma anche Alexandre Safran, tale situazione non è irrimediabile.
Similmente il Talmud afferma che chi compie dei peccati volontariamente sembrerebbe quasi calpestare la Shekhinah.
Anche il seguente versetto si riferisce alla Shekhinah: « L'”angelo” che mi liberò da ogni male »   (Genesi 48.16)
Il reperimento delle 288 scintille celesti disperse nella Creazione è un ulteriore aspetto del tiqqun, completamento anch’esso in previsione dell’avvento dell’era messianica: la Qabbalah insegna che durante i primordi della Creazione alcuni vasi, forme mistiche della Qabbalah ebraica rivelata, non poterono contenere le luci in essi e si ruppero provocando così la dispersione di esse in scintille divine che vengono liberate di volta in volta da pochi eletti del popolo d’Israele in grado di possedere le qualità e le doti spirituali necessarie a questo compito che risale anche alla correzione del peccato originale. Il completamento di questa santa missione coinciderà con la rivelazione del Messia e della Gloria divina.
202 scintille delle 288 sono state già reperite nell’esilio in Egitto.

Vi sono quindi due modalità di tiqqun tra loro collegate: la prima è quella secondo cui, ad aumento di bontà, di bene e di abbondanza, il male risulta esserne soverchiato e con ciò abbia meno spazio, spazio occupato quindi in maggior parte dal bene; affinché però vi sia la completa estirpazione del male, il secondo tipo di tiqqun deve avvenire con la presa di coscienza degli errori e l’intento di sanarli e di non commetterli più; intento, questo, compiuto unitamente a quello della rettificazione del peccato originale: in quest’ultimo caso ciò avviene in momenti di difficoltà, di mancanze spirituali ma anche di armonia affinché il male non prenda forza dal bene. I due casi non si respingono ma possono anzi essere anche applicati nel medesimo tempo: il caso è infatti anche quello dell’assenza del Tempio di Gerusalemme a causa della quale il mondo soffre una sorta di lieve carestia spirituale che però non è mai portata al limite della sopportazione umana e di crisi cosmica; sono molti infatti i casi citati dai Rabbini secondo cui in molte epoche vi furono spiragli di luce messianica, arrivando alla sua completezza nell’era messianica quando il definitivo terzo Tempio di Gerusalemme, secondo le profezie dei profeti del popolo ebraico, sarà ricostruito. Questa speranza ha sempre suscitato in ogni ebreo la volontà ed il desiderio di affrettare la venuta del Messia operando nel miglior modo, osservando con scrupolo la Torah ed attenendosi il più fedelmente possibile al servizio per Dio fatto anche di studio, preghiera ed opere buone. Un ulteriore aspetto comune ai due tiqqunim è dunque anche quello del risanamento dell’origine di ogni peccato attraverso l’ascesa al Pardes, esperienza spirituale che consiste anche nel rettificare il primo peccato compiuto dall’uomo, quello di Adamo ed Eva: si pensa che sanando le cause e le conseguenze del peccato originale l’uomo non ritorni a compierne altri perché, questo, origine di ogni peccato.
Viene insegnato che chi dona un’offerta per una persona povera riesce a contribuire alla rettificazione dello stato seguito all’esilio della Shekhinah: facendo Tzedakah si porta infatti redenzione al mondo.
Importanti sono anche la preghiera e lo studio della Torah eseguiti dopo la mezzanotte, studio al quale si dedicarono e si dedicano molti santi maestri nella speranza per il ritorno dall’esilio e per la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme; i maestri definiscono questo momento Tiqqun Chazot: Se una persona studia la Torah di notte la Shekhinah risiede con quella persona. Questo aspetto del servizio spirituale deve essere vissuto nella consapevolezza dell’esilio della Shekhinah e nel tentativo di affrettarne il tiqqun; esso protegge persino dai nemici.
Solo quando tutte le 12 tribù d’Israele saranno in Terra d’Israele e la luce della luna sarà come quella del sole la rettificazione della Terra d’Israele e della completezza della rivelazione della Shekhinah sarà realizzata in tutto il Mondo.

L’Arizal afferma che i due figli di Aronne Nadav ed Abihu ebbero il compito di rettificare il peccato di Adamo ma non vi riuscirono cadendo nello stesso errore: l’egocentrismo per il fuoco estraneo offerto a Dio e per essersi a Lui presentati ubriachi proprio come il succo e la feccia dell’uva, frutto della conoscenza del bene e del male.
Il Kohen Gadol ed il Tempio di Gerusalemme corrispondono distintamente al livello di Adamo e del Mondo senza il peccato originale, sono il loro corrispettivo rettificato: il Kohen Gadol corrisponde infatti all’Adam Qadmon, l’uomo superno, mentre il Tempio ed il Tabernacolo sono un microcosmo nel reame della santità.
Il territorio del Tempio non subì la maledizione sulla terra causata dal peccato originale sino alla nascita di Noè inoltre anche le sue acque non divennero “di lacrime” e “pianto”.

Secondo lo Zohar, uno tra i più importanti testi della Qabbalah ebraica, l’angelo della Merkavah Metatron rappresenta il bene del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male mentre l’angelo Samael viene associato al male della conoscenza del succitato frutto.
Pochi gli individui che non riportano le conseguenze del veleno iniettato in Eva dal serpente: tra essi si ricordano certamente Mosè, senza esso fin dalla nascita, ed Aronne che dovette essere reso mondo.

Il primo peccato e la sessualità

A causa della perdita dell’innocenza dal momento dell’episodio del primo peccato dell’umanità la sessualità venne considerata con vergogna con l’eccezione dei Patriarchi ebrei che vissero tale relazione come Mizvah in Qedushah come sarà soltanto nell’era messianica.

Il peccato originale nel Cristianesimo

Dire che nella Bibbia non ci sia il “peccato originale” è sbagliato, infatti nel Catechismo della Chiesa Cattolica al 402 è scritto: “Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo lo afferma: « Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori » (Rm 5,19); « Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato… » (Rm 5,12). All’universalità del peccato e della morte l’Apostolo contrappone l’universalità della salvezza in Cristo: « Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita » (Rm 5,18). Tutti gli uomini per la comune natura umana in comune con Adamo, hanno peccato in Adamo e che a causa di un uomo Cristo, nuovo Adamo, siamo stati perdonati. Anche se ognuno è responsabile delle proprie azioni Romani 2,6-11.3. In Romani 3,19-26. è precisato appunto che ogni uomo è peccatore e privo della gloria di Dio e solo per fede nel sacrificio di Gesù in croce è salvato. Qualsiasi uomo ha peccato in Adamo, ma per la natura che abbiamo in comune con lui. “Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”. (Giovanni 3,16)

L’interpretazione di Agostino d’Ippona

Agostino (Sant’Agostino per i cattolici) ritenne che l’uomo è stato creato simile a Dio, ma non in tutto, perché Dio conosce il male, ma in quanto amore infinito non commette il male. L’uomo conosce il male e può farlo, mentre Dio non può; il primo è stato creato con il libero arbitrio di conoscere e fare sia il male sia il bene.
Infine insegnare a fare il male è una colpa quanto farlo. Perciò, Dio non ha insegnato il male, ma ha lasciato la possibilità e la responsabilità all’uomo di conoscerlo.
Va evidenziato che solo con Agostino il peccato originale assumerà la caratteristica ereditaria legata ad una colpa; prima di Sant’Agostino non c’è traccia di un’interpretazione che sottolinei tale tipo di ereditarietà del peccato di Adamo; Agostino, invece, inserì la sua argomentazione nell’accesa polemica contro Pelagio. Quest’ultimo sosteneva che la salvezza è per l’uomo raggiungibile senza necessariamente la grazia divina: l’uomo può salvarsi anche solo con le sue forze perché naturalmente portato al bene.
Ciò era inconcepibile per Agostino: l’uomo non può salvarsi con le sue sole forze, perché si trova in una condizione corrotta. Causa di questa condizione è proprio il peccato originale, ereditato attraverso la sessualità. Per sostenere questa tesi Agostino abbraccia posizioni tipiche del traducianesimo, sebbene si tratti di un traducianesimo spirituale, differente dal traducianesimo materialistico di Tertulliano.
La teoria di Agostino sul peccato originale contribuì a rafforzare l’avversione e il giudizio negativo che la religione cattolica ha storicamente mostrato nei confronti dell’atto sessuale prematrimoniale.

Cattolicesimo

Secondo la Chiesa cattolica con il peccato originale l’uomo eredita non tanto una “colpa”, quanto un’inclinazione verso il male chiamata concupiscenza. Questa inclinazione non costituisce in sé un peccato, ma una debolezza di base dell’essere umano che è la causa dell’agire malvagio degli uomini nella storia dell’umanità. La trasmissione di questa inclinazione è un mistero che non può essere pienamente compreso. Una interpretazione è che Adamo ed Eva abbiano ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutta la natura umana, ed il peccato commesso abbia alterato la stessa natura umana. Il rimedio a questo stato “decaduto” consiste nella “Storia della salvezza”, dagli antichi patriarchi fino alla redenzione.
Una sintesi della dottrina cattolica sul peccato originale si trova nel catechismo della chiesa cattolica. Solo alla luce di tale dottrina cattolica è comprensibile il dogma cattolico dell’Immacolata Concezione di Maria (proclamato nel 1854 dal beato papa Pio IX): Maria viene definita come caso eccezionale di persona concepita sanza peccato originale, in vista dei meriti di suo figlio, Gesù Cristo.

Protestantesimo

Per il Cristianesimo Protestante il peccato originale è caratterizzato dal concetto di ereditarietà della colpa introdotto da Agostino portato alle sue estreme conseguenze.
Nonostante Agostino avesse spesso affermato l’esistenza del libero arbitrio umano, durante la sua aspra polemica contro Pelagio aveva chiaramente sostenuto la dottrina della predestinazione. Tale dottrina venne ripresa da Martin Lutero, il principale fautore della Riforma protestante.
Secondo Lutero il peccato originale avrebbe corrotto moralmente l’anima umana a tal punto da privarla della possibilità di volgersi da sola verso il bene. L’uomo sarebbe quindi privo del libero arbitrio che lo avrebbe caratterizzato prima del peccato originale e che gli permetterebbe di scegliere fra il bene e il male.
Il suo sarebbe un servo arbitrio, servo del male: l’uomo, secondo il protestantesimo, è predestinato fin dalla nascita a fare sempre il male o il bene e ad essere perciò dannato o salvato. Solo Dio decide, ancor prima della sua nascita, di salvare l’uomo: la salvezza è dovuta solo a Dio, le azioni che un individuo compie durante la sua esistenza non hanno alcuna influenza sul suo destino umano.
Nel calvinismo questa concezione è accentuata con la dottrina della predestinazione: tutti gli uomini sarebbero meritevoli di dannazione, ma Dio ne ha predestinati alcuni, per suo imperscrutabile volere, ad essere eletti e salvati malgrado le loro colpe, grazie al sacrifico espiatorio di Gesù, che si sostituisce nella loro meritata punizione.

Ortodossia

Distaccandosi dalle interpretazioni cattolica e protestante, per l’Ortodossia cristiana il peccato di Adamo ha avuto delle conseguenze per l’uomo; non si tratterebbe tuttavia di conseguenze morali in grado di “macchiare” con una colpa l’anima di ogni individuo. Piuttosto il peccato originale avrebbe introdotto la corruttibilità fisica dell’essere umano, quindi la morte. L’unica conseguenza del gesto adamitico è, secondo la visione Ortodossa, la mortalità e la corruzione, da considerare da un punto di vista fisico, non morale.

Il peccato originale nell’Islam

Nella religione islamica è assente il concetto di eredità della colpa, perché ognuno è responsabile del proprio peccato. Secondo l’Islam il peccato originale sarebbe solo un errore commesso da Adamo ed Eva, ma essi si sarebbero pentiti e quindi perdonati da Dio, senza che il loro sbaglio si ripercuotesse sul genere umano.

Leggi di più qua:   http://memorialezikkaron.blogspot.it/2011/06/il-peccato-originale.html

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